VENEZUELA LIBRE

Sunday, February 05, 2006

VENEZUELA LIBRE

Caracas 5 Febbraio 2006

PER DIECI MILIONI

Dieci milioni, un numero magico per l'ex tenente colonnello ribelle oggi presidente della republica del Venezuela Hugo Chavez. Dieci milioni di voti che secondo la sua strategia gli permetteranno mantenere una diciamo fedina penale politica internazionalmente pulita dimostrando al mondo di mantenere il potere democraticamente.

Non sará certo facile, nelle ultime elezioni del parlamento trasformato dalla rivoluzione in un vassallaggio del potere centrale, elezioni realizzatesi con l'astensione totale dei partiti oppositori il regime ha ottenuto un magrissimo risultato, solo 1.5 milioni di votanti che in realtá corrispondono al numero di impiegati pubblici obbligati in varie forme a partecipare sotto lo stretto controllo del partito.

Chavez, si é salvato in extremis affermando che non era in gioco la sua permanenza nel potere né la sua immagine rivoluzionaria e questo aveva svuotato di interesse la campagna elettorale, infine che nella vera democrazia quello che vale non é la quantitá bensí la maggioranza. Argomento che se pur valido legalmente non dá certo la immagine del uomo forte del continente come lui stesso vuole apparire.

Questa volta non ci saranno scuse, nelle prossime elezioni presidenziali ad effettuarsi in Dicembre l'erede di Castro dovrá imporsi alla possibile rinuncia dei partiti democratici oppositori dimostrando che la sua popolaritá continua intatta se non aumentata autodichiarandosi un autentico fenomeno politico esente alla umana decadenza oramai consuetudinaria nella politica.

Ieri, anniversario della sua investitura nel giá lontano 1999, il partito rivoluzionario ha lanciato una riunione-camminata nella capitale della republica con la mobilizzazione di migliaia di fanatici provenienti da tutto il territorio nazionale sui quali giá nel tardo pomeriggio lo stesso Hugo Chavez, il comandante come affettuosamente lo chiamano, ha scaricato ben 5 ore di promesse e di improperi. Promesse di prosperitá per coloro che seguiranno i "precetti" rivoluzionari e improperi contro l'imperialismo Yankee o contro il vero nemico numero uno della umanitá George W.Bush.

Ha chiesto o meglio informato un nuovo sforzo armamentista che con l'aiuto della Russia e della Cina gli permetterá far fronte al piano di invasione sul quale ha una assoluta certezza cosí come dell'appoggio dell'intero continente sud americano e di molti altri paesi del mondo nel caso tale invasione si realizzasse. La strategia di sempre o nulla di nuovo, il famoso gioco del gatto e il topo utilizzato da Fidel per otre 40 anni, gioco che facendo la parte del povero topo indifeso gli ha garantito sopravvivere saldamente aggrappato alla pena e alla tendenza umana a proteggere i piú deboli. Bastone e carote per il consumo interno e la immagine della pecora per la esportazione peró attenzione, la pecora ha nascosta l'arma del ricatto.

" Neanche una goccia di petrolio a coloro che volteranno le armi contro di noi " Vociferava il comandante avvolto nella eterna camicia rossa e da una nube di guardaspalle su una gigantesca piattaforma similare alla piramide di Keope. Di nuovo il ricatto energetico, di nuovo la sensazione del potere, quella di possedere le chiavi dell'universo e con esse ingnocchiare il mondo mentre migliaia di volti inneggiavano il culto alla personalitá.

Questa é la immagine piú fedele del " Socialismo del XXI secolo " come lui stesso lo ha battezzato, Il culto alla personalidad che da oltre 40 anni impera in Cuba. Bastone e carote, soprattutto carote per coloro che voteranno per dimostrare al mondo che l'ultimo imperatore é tuttora vivo e vegeto, non solo, il suo successore gode della stragrande simpatia del popolo. E gli altri ? Per quelli solo bastonate, di quelle vere ogni giorno piú feroci, ogni giorno piú pesanti.

10 milioni di voti é pertanto l'obbiettivo, costi quello che costi e se il costruire una immagine nazionale ed internazionale é costato agli esausti venezuelani sino ad ora 400 miliardi di dollari non é da stupirsi se il budget previsto per raggiungere la cifra magica di Hugo sia di 10 miliardi di dollari al costo promedio di 1000 dollari per voto senza che nel calcolo siano ovviamente incluse le spese burocratiche normali causate da un processo elettorale.

Sarebbe realmente interessante stabilire statisticamente il costo per voto nei vari paesi del mondo statistica riferita unicamente alla relazione partito-elettore cioé costo reale de la campagna elettorale contro il numero di voti registrati. Rappresenterebbe sicuramente un buon termometro della vera democrazia.

Maria Luz FdC

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